martedì 28 ottobre 2025

ZENONE e i paradossi logici

ZENONE

e i paradossi logici

Zenone (489 a.C - 431 a.C)

Zenone di Enea, era un discepolo di Parmenide 
Cercò di dimostrare che, chiunque andasse contro al maestro sarebbe caduto in una serie di contraddizioni logiche.
Parmenide sosteneva due tesi: 
  • l’essere è uno  
  • l’essere è immutabile.
Tutti i suoi argomenti si possono ricondurre alla seguente affermazione: se si ammette che la realtà è mutevole e molteplice, si cade nell’assurdo.

L’argomento di Zenone, chiamato "Paradosso di Achille e la tartaruga" mira a confutare la tesi a favore del movimento. Esso sostiene che il velocissimo Achille, dato alla tartaruga un pur minimo vantaggio, non potrà mai raggiungerla. 
Infatti, Achille dovrà sempre raggiungere il punto in cui si trova la tartaruga, ma nel frattempo questa si sarà spostata e avrà compiuto un nuovo tratto di cammino, e così via, all’infinito, senza alcuna possibilità che Achille possa raggiungere l’avversario. 
La tesi si basa sul presupposto dell’infinita divisibilità dello spazio


La soluzione di Aristotele si basa invece sul fatto che lo spazio fisico reale è sempre finito, e dunque sempre divisibile in porzioni finite, risolvendo il paradosso e affermando che Achille raggiungerà la tartaruga.







PARMENIDE e il pensiero dell'essere


 PARMENIDE

e il pensiero dell'essere

Parmenide, filosofo di Elea, pone l'essere al centro della discussione filosofica. 

Affronta il tema dell’opposizione tra essere e nulla, negando che quest’ultimo possa esistere e diventare oggetto di pensiero.

Nella sua prospettiva l’essere è e può essere pensato

Parmenide sostiene che: l’essere è, e non può non essere, mentre il non essere non è, e non può essere. Ovvero che solo l’essere esiste e che il non essere non esiste e non può neanche essere pensato. 

La nostra mente e il nostro linguaggio possono riferirsi solo a qualcosa che c’è e dunque all’essere

LE SUE DEFINIZIONI SONO:

  • l’essere è ingenerato e imperituro: se nascesse, dovrebbe derivare da ciò che non è, ma niente può derivare da ciò che non esiste, dunque l'essere non può nascere.
  • L’essere eterno: non ha né passato né futuro. Parmenide non ammette nessun altro tempo, al di fuori del presente l’"era" e il "sarà" non hanno spazio nella sua grammatica.
  • L’essere è finito: ovvero che per la mentalità greca, la perfezione non è data dall’infinità (=ciò che non è completo), ma dalla finitezza (=completezza, perfezione).
Con Parmenide vengono introdotti alcuni principi:

  1. Principio di identità: A è uguale ad A: l’essere è ed è identico a se stesso
  2. Principio di non contraddizione: l’essere è, dunque non può non essere. 
  3. Principio del terzo escluso: ogni cosa è o non è (una terza opposizione è da escludersi categoricamente.)

Parmenide 550-450 a.C.


domenica 19 ottobre 2025

ERACLITO e l'esperienza del divenire

 ERACLITO

e l'esperienza del divenire

Il punto di partenza della riflessione di Eraclito: "nel mondo non c’è nulla che sia uno stato di quiete: tutto è costantemente in movimento".

  • La sostanza che per lui simboleggia l’universo in trasformazione: FUOCO = l’elemento mutevole e distruttore per eccellenza, il fuoco è il simbolo della legge segreta che regna al di sotto dell’apparente disordine dell’universo. 

A differenza di quanto pensa il popolo ignorante, i "dormienti" dietro alla scissione e trasformazione delle cose si nasconde un ordine razionale, visibile solo a uomini saggi, filosofi: "svegli".

Per Eraclito, tale interdipendenza e inscindibilità dei contrari è la legge fondamentale dell’universo: LOGOS che è il principio intelligente che presiede al giusto equilibrio delle forze opposte.




PITAGORA e la fondazione della scuola di Crotone

 PITAGORA

e la fondazione della scuola di Crotone


A Crotone Pitagora fondò la scuola filosofica: Fratellanza pitagorica 

  • era un’associazione politico religiosa aristocratica
  • questa scuola aveva un’atmosfera sacrale: Pitagora era venerato dai suoi seguaci come una divinità e la sua figura era avvolta nel mistero, si pensa fosse una scelta religiosa.
  • Venivano seguite regole ascetiche e si praticava la comunione dei beni
  • I discepoli erano:
  1.  acusmatici: erano ascoltatori a cui veniva imposto il silenzio e una rigida disciplina di comportamento.
  2. matematici: potevano fare domande ed esprimere opinioni personali e ai quali venivano rilevate le dottrine più impegnative del maestro
  • Le dottrine fondamentali erano la dottrina dell’anima (1)e la dottrina del numero (2).
(1) Pitagora cercava un metodo per purificare l'anima, che era imprigionata in un corpo fisico per la colpa originaria.

Credevano che l'anima si reincarnasse in un altro corpo fisico, per pagare la propria colpa, era possibile interrompere questo ciclo con la purificazione

(2) I pitagorici dicono: la vera sostanza delle cose non risiede nell’acqua nell’aria o in qualsiasi altro elemento fisico, ma nel NUMERO. E' grazie al numero che noi possiamo cogliere la realtà profonda del cosmo.

I pitagorici consideravano il numero come principio generatore di tutte le cose
Rappresentavano l’unità con un punto dotato di espansione spaziale identificando l’aritmetica con la geometria: un numero era contemporaneamente una figura geometrica e viceversa. 
Il  pitagorico Filolao mostrò come dall’unità-punto, si possono generare altri numeri e tutti i corpi fisici. 





                                                                                                                                                                      
Se il numero è la sostanza delle cose, per capire i rapporti tra di esse dobbiamo fare riferimento ai rapporti fra numeri: si dividono tra pari e dispari come tutte le cose hanno una natura che può essere duplice o opposta
C’era una concezione dualistica dell’universo il dispari è un’entità limitata ed è il simbolo della perfezione, del bene, della forma. Mentre il pari è un’entità illimitata ed è il simbolo di imperfezione, disordine e caos. 
La dottrina pitagorica dice che quasi tutti i fenomeni della vita hanno una relazione con i numeri assunti a simboli delle virtù:
  • numero 1 chiamato parimpari (= sia pari che impari) rappresenta l’intelligenza, immobile e identica a se stessa. 
  • numero 2 esprime un’opinione sempre mutevole e incerta
  • numero 4 raffigura la giustizia
  • numero 10 è il numero perfetto, viene raffigurato come un triangolo che ha come lati il 4 e contiene sia pari che dispari.
                                                                           











                                                         


ANASSIMANDRO & ANASSIMENE

 ANASSIMANDRO

L'apeiron come fondamento del reale

Anassimandro, di Mileto e un allievo di Talete, egli individua la sostanza primordiale, l’origine dell’universo, in un principio indeterminato chiamato apeiron
  • Apeiron significa "senza confini", "sconfinato", ovvero indefinito e infinito
  • Non può essere identificato con nessun elemento specifico della realtà, perché deve poter generare tutti i contrari. 
  • È eterno, indistruttibile e in continuo movimento
  • Le cose definite nascono dall’apeiron per separazione dei contrari, causata dal movimento eterno
Il mondo è visto come un sistema di contrari in conflitto. 
La nascita è l’esistenza delle singole cose finite, è come una "separazione" o "ingiustizia" dell’unità originaria.  Le cose finite si dissolvono e ritornano all'apeiron secondo una legge cosmica che ristabilisce l’equilibrio e la giustizia

Secondo Anassimandro, la vita ebbe origine in ambienti acquatici e gli esseri umani si svilupparono da forme primitive.




ANASSIMENE
l'aria come principio delle cose

Anassimene, successore di Anassimandro, considerava l'aria più adatta dell'acqua di Talete perché è più vicina all'apeiron, essendo infinita e avvolgendo ogni cosa. 
  • L’aria è la forza che anima il mondo e il principio di ogni movimento
  • Dall’aria si generano gli altri elementi per processi di condensazione e rarefazione
  • Tutto si risolve nell’aria per poi rigenerarsi in un ciclo eterno.


TALETE: l'acqua come principio originario

 TALETE:

l'acqua come principio originario

Talete è considerato il primo filosofo della tradizione occidentale.

Talete pensava che il principio primordiale di tutte le cose fosse l’acqua

  • Nota come ogni cosa vivente sia pieno di questa sostanza.
  • La sua descrizione dell’universo era che in origine esisteva solo il grande oceano, da cui si sono sviluppati la terra ai corpi celesti
  • La terra è concepita come una sorta di zattera o disco piatto che fluttua sull’acqua.

Per spiegare l’origine dell’universo, egli utilizza soltanto argomentazioni razionali, abbondando l’interpretazione mitica religiosa.

Non avendo scritto opere, la conoscenza di Talete si basa su aneddoti tramandati da filosofi: 

  • Talete l’Astuto (Aristotele): narra che Talete usò la sua conoscenza metereologica per prevedere un abbondante raccolta di olive. Noleggiò tutti i frantoi in anticipo a buon prezzo, per poi subaffittarli a un prezzo maggiorato al momento opportuno, dimostrando che i filosofi possono arricchirsi se lo vogliono. 
  • Talete il distratto (Platone) si racconta che, mentre era intento a studiare i fenomeni celesti cadde in un pozzo, suscitando il sorriso di una servetta della Traccia. Questo episodio simboleggia l’immagine negativa della filosofia presso le persone semplici, vista come un sapere, complesso e inutile ("avere la testa tra le nuvole").


FILM "MATRIX"

 

MATRIX


Trama di Matrix

Il film, uscito nel 1999, è un cult del genere fantascientifico, diretto dalle sorelle Wachowski. Segue la storia di Thomas Anderson, un programmatore di software che conduce una doppia vita come hacker con lo pseudonimo di Neo. Neo, sorvegliato dagli agenti dell'FBI, viene contattato da Trinity e Morpheus, che gli offrono di scoprire la verità sul mondo in cui vive.

Ingerita una pillola e sottoposto a un macchinario, si sveglia bruscamente nudo, glabro, immerso in un liquido viscoso di un'incubatrice e con il corpo collegato a cavi elettrici, realizzando di essere all'interno di una tra tante enormi torri circolari che ospitano miliardi di incubatrici contenenti esseri umani.

Neo scopre che la realtà non è altro che una simulazione virtuale chiamata Matrix, creata dalle macchine. L'umanità è stata ridotta in schiavitù e usata come fonte di energia. Morpheus, a bordo della sua nave Nabucodonosor, crede che Neo sia "l'Eletto", l'unico in grado di manipolare il Matrix e liberare l'umanità.

Dopo aver ricevuto un addestramento intensivo e aver incontrato l'Oracolo, Neo e la sua squadra devono affrontare gli Agenti, programmi potenti che sorvegliano il sistema. Un membro dell'equipaggio, Cypher, li tradisce, ma Neo e Trinity riescono a salvare Morpheus, che era stato catturato dagli Agenti.

Nello scontro finale con l'agente Smith, Neo viene ucciso. Tuttavia, le parole di Trinity, che gli confessa di amarlo, lo riportano in vita. Neo si risveglia con la piena consapevolezza dei suoi poteri, capace di fermare proiettili e vedere Matrix come un insieme di codice. Dopo aver distrutto Smith e salvato la sua squadra, è pronto a lottare per la liberazione dell'umanità.


Significato Filosofico:

• Verità e Apparenza: Il film riprende il mito della caverna di Platone. Gli umani in Matrix sono come i prigionieri che vedono solo ombre, credendole la realtà. Neo, scegliendo la verità, esce dalla caverna per vedere il mondo reale, sebbene "desertico" e post-apocalittico. La realtà che percepiamo attraverso i sensi potrebbe non essere la vera realtà.

• Libero Arbitrio e Destino: Il tema centrale è la libertà e la consapevolezza. Gli umani in Matrix sono schiavi, anche se pensano di essere liberi. Neo deve accettare di essere l'Eletto e comprendere i suoi poteri per combattere le macchine e liberare gli altri.

• Realtà e Simulazione: Il film esplora cosa definisce la "realtà" e se l'uomo possa distinguere tra esperienza reale e simulazione (richiami al dubbio cartesiano o all'ipotesi dei "cervelli in una vasca").

sabato 18 ottobre 2025

LE PRIME RIFLESSIONI FILOSOFICHE

 

PRIME RIFLESSIOI FILOSOFICHE

I primi filosofi, affascinati dai fenomeni naturali, creano una risposta razionale ad alcune domande:

  • "Qual è l'origine di questo universo?"
  • "Come si spiega la vita sulla Terra?"
  • "Perché le cose sono come sono e accadono come accadono?"

La prima riflessione filosofica (si sviluppa nello Ionia tra VII e VI secolo a.C.), proprio per cercare una risposta a simili interrogativi. 

Mileto nel 200 d.C.

Filosofi che inaugurano questo nuovo stile di apprendimento sono tutti e tre di Mileto che a quel tempo era la città più potente e ricca della Ionia e sono:            

  • Talete (si dice che abbia previsto con largo anticipo delle eclissi)
  • Anassimandro (si dice che abbia inventato la prima carta geografica, e importato in Grecia, dall'oriente, le conoscenze tecniche per costruire l'orologio solare)
  • Anassimene 
Si sono interrogati per primi sulla natura multiforme del mondo, trovando una causa e un principio originario da cui tutto deriva.

L'Archè, rappresenta sia la materia di cui sono fatte le cose, sia la forza che le ha generate, sia la legge divina ed eterna che le governa e le rende intelligibili all'uomo.





PLATONE: dalla crisi della realtà all'eternità delle idee

PLATONE Dalla crisi della realtà all'eternità delle idee 1. La Genesi: Tra Delusione Politica e Rinascita La filosofia di Platone affond...