PARMENIDE
e il pensiero dell'essere
Parmenide, filosofo di Elea, pone l'essere al centro della discussione filosofica.
Affronta il tema dell’opposizione tra essere e nulla, negando che quest’ultimo possa esistere e diventare oggetto di pensiero.
Nella sua prospettiva l’essere è e può essere pensato.
Parmenide sostiene che: l’essere è, e non può non essere, mentre il non essere non è, e non può essere. Ovvero che solo l’essere esiste e che il non essere non esiste e non può neanche essere pensato.
La nostra mente e il nostro linguaggio possono riferirsi solo a qualcosa che c’è e dunque all’essere.
LE SUE DEFINIZIONI SONO:
- l’essere è ingenerato e imperituro: se nascesse, dovrebbe derivare da ciò che non è, ma niente può derivare da ciò che non esiste, dunque l'essere non può nascere.
- L’essere eterno: non ha né passato né futuro. Parmenide non ammette nessun altro tempo, al di fuori del presente l’"era" e il "sarà" non hanno spazio nella sua grammatica.
- L’essere è finito: ovvero che per la mentalità greca, la perfezione non è data dall’infinità (=ciò che non è completo), ma dalla finitezza (=completezza, perfezione).
- Principio di identità: A è uguale ad A: l’essere è ed è identico a se stesso.
- Principio di non contraddizione: l’essere è, dunque non può non essere.
- Principio del terzo escluso: ogni cosa è o non è (una terza opposizione è da escludersi categoricamente.)
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